Videogiochi

L’industria dei videogiochi, ad oggi, fattura più del cinema e della musica messi insieme. Non è però stato sempre così, visto che agli albori in pochi credevano che giocare tramite un terminale potesse diventare un affare da oltre 100 miliardi di dollari l’anno.

Nel 2020, tuttavia, si fa molta fatica a trovare un’abitazione dove non ci sia almeno un personal computer o una console. Ma quando sono nati i videogame? In che periodo hanno cominciato a diventare qualcosa di più di un semplice passatempo per nerd?

Allacciatevi le cinture, perché stiamo fare un lungo viaggio nella storia dei videogiochi!

Gli albori dei videogiochi

Oggi ci giocano grandi e piccini, senza distinzione di percorso di studi o ceto sociale, ma inizialmente i videogiochi erano roba da scienziati. Nel 1952, per esempio, il professor A.S. Douglas creò “OXO”, una versione computerizzata del classico tris, come esperimento per la sua tesi di dottorato all’Università di Cambridge.

Qualche anno dopo, William Higinbotham sviluppò “Tennis for Two” per un enorme computer analogico, connesso con un oscilloscopio, in occasione della visita annuale al Brookhaven National Laboratory di Upton, new York. Ma la vera, prima svolta arrivò nel 1962 al MIT, il Massachusetts Institute of Technology.

Qui, Steve Russell inventò “Spacewar!”, un videogioco di combattimento spaziale, il primo nel suo genere a poter essere giocato su più computer.

Dai laboratori alle case

Era il 1967 quando alcuni sviluppatori della Sanders Associates, guidata da quello che viene considerato come il padre dei videogame, Ralph Baer, proposero il primo prototipo di un sistema di gioco multi giocatore e multi programma, da poter essere utilizzato collegandolo al televisore: il Brown Box.

Nel 1972, Baer cominciò a vendere la prima console casalinga, la Odyssey, formata da 28 giochi diversi. Tra questi c’era anche una versione del Pong, videogioco sviluppato da Atari, che a sua volta nel 1975 lanciò la sua personale console casalinga. Due anni dopo, ecco l’Atari 2600, la prima console casalinga con joystick e cartucce intercambiabili.

Il decennio tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta viene indicato da tutti come l’epoca d’oro dei videogiochi: dal lanciò di “Space Invaders” nel 1979 a quello di Activision l’anno successivo, fino ad arrivare all’uscita di giochi che hanno fatto la storia quali Pac-Man, Donkey Kong e Flight Simulator.

Il crollo verticale e la rinascita

Quando tutto sembrava potesse non finire mai, nel 1983 l’industria nordamericana dei videogiochi, la più importante al mondo, improvvisamente si fermò. A causare la crisi furono una serie di fattori, come un mercato fin troppo saturo di console e l’immissione sul mercato di tantissimi giochi dalle aspettative altissime ma dalla qualità infima.

Un esempio su tutti? “E.T.”, videogioco di Atari dedicato all’omonimo capolavoro di Steven Spielberg, ancora oggi ricordato come il peggior videogame mai concepito. Su questo gioco ne sono state dette di cotte e di crude, compresa una leggenda metropolitana poi rivelatasi vera: la sepoltura di migliaia di cartucce invendute di “E.T.” (e di molti altri giochi) nel deserto di Alamogordo.

L’industria cominciò a riprendersi nel 1985, quando la giapponese Nintendo sbarcò negli Stati Uniti con la versione americana del suo Famicom, il Nintendo Entertainment System (NES). Il NES prometteva grafica migliorata a 8-bit, colori sgargianti, suoni più cristallini e in generale un gameplay innovativo rispetto alle altre console.

È grazie a Nintendo se sono nati capolavori del calibro di “Super Mario Bros”, “The Legend of Zelda” e “Metroid”.

La guerra delle console

L’egemonia di Nintendo durò pochi anni, perché dopo il parziale fallimento del Sega Master System del 1986, nel 1989 la Sega presentò Genesis, una console a 16 bit superiore rispetto alla rivale NES. Sfruttando abili mosse di marketing, e sulla spinta di “Sonic the Hedgehog”, il primo vero rivale di Super Mario, la Sega diede vita alla prima “guerra delle console”.

Sono gli anni di “Street Fighter II” e di “Mortal Kombat”, nonché dei primi film dedicati ai videogiochi che invertirono il trend, fino a quel momento consolidato, dell’industria videoludica a prendere ispirazione da quella cinematografica.

Tra la fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo millennio, la grafica tridimensionale prese il sopravvento, scatenando una seconda guerra delle console, cioè quella tra la Playstation di Sony, il Dreamcast della Sega, il Gamecube della Nintendo e la Xbox di Microsoft.

I videogiochi nell’era moderna

Tra il 2005 e il 2006, l’uscita di Playstation 3, Xbox 360 e Wii spinsero l’industria dei videogiochi al livello successivo: la possibilità di giocare online rappresentò una vera e propria rivoluzione, capace di trasformare il medium videogioco da qualcosa di esclusivo (ci può giocare solo chi possiede la console, al massimo con qualche amico invitato a casa) a qualcosa di inclusivo (si può giocare contro chiunque nel mondo, grazie a Internet). La Xbox 360, in particolare,vinse numerosi premi proprio grazie al suo raffinato ecosistema per il gaming online.

I videogiochi nell’era moderna

Oggi i videogiochi sono addirittura riusciti ad uscire dal classico recinto dei computer e delle console, arrivando persino sugli smartphone e sui tablet, o sui social network come Facebook. E chi li ferma più?