Il PC HA UN PADRE TRICOLORE

Sembra strano, che l’invenzione che ha portato dei cambiamenti radicali a 360° nel nostro mondo, forse dopo il telefono, abbia comunque una paternità italiana, il computer è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità domestica e lavorativa.

Tra Apple e IBM, c’è Olivetti

Quando si parla di personal computer, per esempio, vengono in mente subito marchi come Apple, Ibm, Hewlett Packard, e invece la nascita del pc si deve a un torinese, Pier Giorgio Perotto, che nel 1958 viene assunto dalla Olivetti. Qui realizza il progetto di una macchina programmabile, in grado di elaborare dati, che a differenza delle concorrenti dell’epoca sia contenuta negli ingombri e semplice da usare. La chiama Programma 101, ma in suo onore verrà ribattezzata “Perottina”, e di lì a qualche anno avrà un clamoroso successo, soprattutto negli Stati Uniti, dove se ne venderanno 40 mila esemplari. Persino colossi come Hewlett Packard se ne interessano, copiandone alcune caratteristiche, ammettendo in seguito di averlo fatto! Un successo che anticipa di qualche lustro quello del vicentino Federico Faggin, l’artefice per Intel del primo esemplare di microprocessore, il “cervello” a cui sono affidate le capacità di calcolo di un computer. Anche il presidente americano Obama riconoscerà la grandezza di Faggin e, quasi 40 anni dopo, nel 2010, gli conferisce il più alto riconoscimento scientifico statunitense, la National Medal of Technology and Innovation.

Anche in Medicina non si scherza

A proposito di premi Nobel: il campo nel quale l’Italia ne ha collezionati di più è la medicina, spesso sono le ricerche di nostri connazionali a dare un contributo per la comprensione di alcuni principi di funzionamento dell’organismo umano. Notevole, soprattutto, è l’apporto di due biologi: Renato Dulbecco, premio Nobel nel ’75, che “svela” i meccanismi con cui i virus tumorali interagiscono con le cellule sane, e Rita Levi-Montalcini, Nobel nell’86, che dopo 40 anni di studi, scopre il fattore di crescita nervoso (Nfg), aprendo la strada alla cura di alcune malattie del sistema nervoso. Tanto per dimostrare che se in molti casi le “nostre” innovazioni hanno reso più confortevole la vita di oggi, in tanti altri hanno aperto speranze per quella di domani. Presso l’Istituto Telethon del San Raffaele a Milano non si smette mai di avere speranza, non si smette mai di trovare soluzioni a problemi per cui la medicina si interroga da tempo. Il gruppo di ricerca capitanato da Luigi Naldini, direttore dell’istituto, ha pubblicato una ricerca sulla prestigiosa rivista Nature, in cui approfondiscono i dettagli di una nuova metodologia per la cura delle malattie genetiche.

Anche in Medicina non si scherza
Anche in Medicina non si scherza

In questo periodo di crisi che stiamo vivendo, il contributo nella ricerca scientifica si fa ancora più urgente e necessario, tanto da non dover badare a chi sia il primo o da quale paese provenga, la chiamata è quella di dover salvare più persone possibili, magari trovando un vaccino, sembra che l’Italia sia molto vicina a questa soluzione.